Google toglie il watermark di Gemini dalle immagini AI: cosa cambia (e cosa resta)
Di Daniele Forciniti

Dal 14 agosto 2026 Google permette di togliere il watermark di Gemini, cioè il marchio visibile che finora compariva nell’angolo delle immagini, dei video e dei brani creati con la sua intelligenza artificiale. Basta un interruttore nelle impostazioni. Attenzione però a un dettaglio importante: sparisce solo il segno visibile, mentre restano attivi il marchio invisibile SynthID e i metadati di provenienza C2PA. Vediamo cosa cambia davvero, come funziona e se la cosa riguarda anche noi in Italia.
Perché questa notizia è importante
Fino a ieri il modo più immediato per capire se un’immagine era generata dall’AI era proprio quel marchietto nell’angolo: non servivano strumenti, controlli o competenze particolari, bastava guardare. Da adesso quel segnale può sparire con un clic, e riconoscere a colpo d’occhio un contenuto artificiale diventa più difficile. È un cambio di rotta che fa discutere, anche perché arriva proprio mentre le regole su intelligenza artificiale e trasparenza si stanno stringendo.
Come si toglie il watermark di Gemini
L’opzione si chiama Media Watermark (nella versione italiana “Filigrana dei contenuti multimediali”) e si trova dentro le impostazioni dell’app Gemini. Non serve nessuno strumento esterno: è un interruttore ufficiale di Google.
- Apri le impostazioni dell’app Gemini.
- Cerca la voce Filigrana dei contenuti multimediali (Media Watermark).
- Sposta l’interruttore su Off per togliere il marchio, o su On per rimetterlo.
Da quel momento le nuove generazioni escono senza il marchio visibile. Vale solo per i contenuti creati dopo la modifica, non per quelli già scaricati.
Quali contenuti riguarda: Nano Banana, Omni, Lyria e non solo
L’interruttore non vale solo per le immagini. Ecco tutti gli strumenti coinvolti, spiegati in modo semplice:
- Nano Banana: le immagini generate con Gemini.
- Omni: i video.
- Lyria: i brani musicali.
- Flow: l’editor video di Google, dove l’opzione arriva a breve.
- Gemini e, più avanti, Google Search: la funzione si estende progressivamente.
A spiegare la scelta è stato Josh Woodward, vicepresidente di Gemini e Google Labs, in un post su X. Togliere il marchio di Nano Banana, ha raccontato, era tra le richieste più frequenti della community, addirittura nella top 10 delle lamentele. In molti già lo rimuovevano a mano dopo la generazione, e sui piani a pagamento quel segno era vissuto come un fastidio, perché rovinava un po’ il risultato finale.
Cosa resta comunque: SynthID e i metadati C2PA
Qui sta il punto che quasi nessuno sottolinea abbastanza: Google non rinuncia alla tracciabilità. Anche con il marchio visibile disattivato, in ogni file restano due cose che non si possono togliere:
- SynthID: un marchio invisibile incorporato dentro il contenuto stesso, che sopravvive a molte modifiche.
- Metadati C2PA: informazioni firmate che documentano origine e modifiche del file.
Sono segnali più discreti, adatti al lavoro creativo, ma per leggerli servono strumenti compatibili o una verifica volontaria: non li noti “a colpo d’occhio” come il vecchio marchietto. Se vuoi capire meglio come funziona questa marcatura invisibile, ne ho parlato nell’articolo su come si toglie (o no) il watermark AI da Claude, Grok e ChatGPT.

Le eccezioni: dove il marchio resta obbligatorio
La novità non è uguale per tutti. Ci sono casi in cui l’interruttore non compare e il marchio visibile resta:
- India, Corea del Sud e Vietnam: l’opzione arriva solo con l’abbonamento a pagamento AI Ultra, altrimenti il marchio resta automatico.
- Account di lavoro e scuola: niente interruttore, la filigrana resta obbligatoria.
- Paesi dove la legge impone un’indicazione visibile: lì il marchio non si può disattivare.
E in Italia? Cosa cambia per noi
Qui entra in gioco l’AI Act europeo, che dal 2 agosto 2026 impone la trasparenza sui contenuti sintetici realistici. In teoria, quindi, nell’Unione Europea il marchio visibile dovrebbe restare. Nella pratica i primi report sono contrastanti: alcuni utenti italiani segnalano di vedere già l’interruttore nella loro app. È una situazione ancora in movimento, da tenere d’occhio nelle prossime settimane. In ogni caso vale la regola di prima: anche togliendo il segno visibile, SynthID e i metadati C2PA restano, quindi la provenienza artificiale resta tracciabile.
La mia lettura da web designer e SEO specialist
Nel mio lavoro con siti e contenuti la domanda vera non è “come tolgo il marchio”, ma “questo contenuto è trasparente con chi lo guarda?”. Il marchietto visibile aveva un pregio: onestà immediata, senza bisogno di spiegare nulla. Toglierlo rende le immagini più pulite per social, campagne e mockup, ma sposta tutta la responsabilità sulle spalle di chi pubblica. Il mio consiglio pratico è semplice: se usi immagini generate dall’AI in un progetto reale, dichiaralo lo stesso, anche senza filigrana. Google, del resto, non ha eliminato la tracciabilità, l’ha solo resa invisibile: chi pensa di “nascondere” che un’immagine è artificiale si illude, perché sotto restano comunque SynthID e C2PA.
In conclusione
Google rende opzionale solo il segno visibile, non la tracciabilità. È una comodità concreta per chi lavora con immagini e video, ma non cambia la sostanza: un contenuto creato con l’AI resta identificabile, solo in modo meno evidente. E in Europa, almeno per ora, il marchio visibile con ogni probabilità non sparirà del tutto. La cosa più sana resta la stessa di sempre: usare bene questi strumenti e dire con chiarezza quando un contenuto è generato dall’intelligenza artificiale.
Domande frequenti
Cosa ha annunciato Google esattamente?
Un’impostazione che rende opzionale il marchio visibile sui contenuti generati dalla sua AI. Si attiva o disattiva con un interruttore dentro l’app Gemini, e vale per immagini, video e brani musicali.
Se tolgo il marchio, l’immagine non è più riconoscibile come AI?
Sparisce solo il segno visibile. Dentro il file restano il marchio invisibile SynthID e i metadati C2PA, che permettono comunque di risalire all’origine artificiale con gli strumenti giusti.
Quali strumenti di Google sono coinvolti?
Nano Banana per le immagini, Omni per i video, Lyria per la musica, poi l’editor video Flow e l’app Gemini. Più avanti arriverà anche su Google Search.
La novità vale anche in Italia?
Dove la legge impone un marchio visibile, come nell’Unione Europea con l’AI Act, in teoria la filigrana resta. I primi report però sono contrastanti e alcuni utenti italiani segnalano di vedere già l’opzione: è una situazione da monitorare.
Perché Google ha deciso di toglierlo?
Perché era una delle richieste più frequenti degli utenti: il marchio peggiorava un po’ le generazioni e in molti lo rimuovevano già a mano. Lasciando comunque i marchi invisibili, Google prova a tenere insieme comodità e tracciabilità.
Fonti
- TechCrunch: l’annuncio e la dichiarazione di Josh Woodward.
- HDblog: la notizia in italiano e il nodo UE.
- Google DeepMind: cos’è SynthID, il watermark invisibile.
- C2PA: lo standard aperto per la provenienza dei contenuti.
- Commissione Europea: l’AI Act e le regole di trasparenza.
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