Siti multilingua: perché Google mostra la pagina sbagliata (e come dirglielo nel modo giusto)

Di Daniele Forciniti

Siti multilingua: perché Google mostra la pagina sbagliata

Se hai un sito in più lingue o rivolto a più Paesi, ti sarà capitato: cerchi il tuo sito dalla Spagna e Google ti mostra la versione italiana, oppure la pagina in inglese al posto di quella in spagnolo. Non è sfortuna, è che a Google non hai detto in modo chiaro quale versione mostrare a chi. In questa guida vediamo, passo per passo, come gestire i siti multilingua e multiregionali seguendo le indicazioni ufficiali di Google: struttura degli URL, tag hreflang, geotargeting e gli errori che rovinano tutto in silenzio.

Multilingua o multiregionale? La differenza che cambia tutto

Prima di toccare il codice, serve chiarire due parole che spesso vengono confuse, perché la strategia cambia parecchio a seconda dei casi.

  • Sito multilingua: offre lo stesso contenuto in più lingue. Esempio: un’azienda che ha il sito in italiano e in inglese. Google cerca di mostrare la pagina nella lingua dell’utente.
  • Sito multiregionale: mostra contenuti diversi in base al Paese dell’utente. Esempio: un negozio che spedisce sia in Italia sia in Svizzera, con prezzi e spedizioni diversi. Google cerca di mostrare la pagina giusta per la regione.

Un sito può essere entrambe le cose insieme: una versione per la Spagna e una per il Messico, e magari quella spagnola disponibile sia in spagnolo sia in catalano. Capire in quale caso ti trovi è il primo passo per non fare confusione dopo.

Perché Google a volte mostra la versione sbagliata

Qui sta il punto che quasi nessuno spiega. Il crawler di Google, cioè il robot che scansiona le pagine, di solito lavora dagli Stati Uniti e invia le richieste senza dichiarare una lingua preferita (niente header Accept-Language). Tradotto: se decidi la lingua o il Paese in base ai cookie, alle impostazioni del browser o all’indirizzo IP del visitatore, Google rischia di non vedere e non scansionare tutte le tue versioni. Ecco perché non basta “far funzionare” il sito per gli utenti: devi dire a Google, in modo esplicito, quali versioni esistono e a chi sono destinate.

Siti multilingua: come dire a Google quale pagina mostrare

Le indicazioni ufficiali si riducono a tre mosse, semplici da dire e da sbagliare.

1. Un URL diverso per ogni lingua

Usa indirizzi diversi per ogni versione linguistica (esempio.com/it/ e esempio.com/en/), invece di cambiare la lingua “al volo” con cookie o impostazioni del browser. Così ogni versione ha una sua pagina che Google può scansionare e indicizzare.

2. Segnala le versioni con hreflang o sitemap

Marca le pagine con le annotazioni hreflang (nei tag della pagina, negli header HTTP o dentro la sitemap) per dire a Google che quelle pagine sono la stessa cosa in lingue o regioni diverse. È il metodo che collega tra loro le varianti.

3. Rendi ovvia la lingua di ogni pagina

Google capisce la lingua dal contenuto visibile, non dall’attributo lang nel codice né dalla URL. Quindi ogni pagina, testo e menu di navigazione compresi, deve stare in una sola lingua. Evita le pagine bilingui in parallelo e non tradurre solo i menu lasciando il resto in una lingua sola: rischi che in ricerca appaia lo stesso contenuto in lingue diverse, con una brutta esperienza per l’utente.

Quale struttura di URL scegliere

La struttura degli URL è la decisione più importante, perché è difficile tornare indietro. Google indica quattro opzioni, con pregi e difetti. Ecco il confronto pratico:

StrutturaEsempioVantaggiSvantaggi
Dominio di Paese (ccTLD)esempio.esGeotargeting chiarissimo; la posizione del server non conta; siti facili da separareCostosi; richiedono più infrastruttura; a volte requisiti severi; un solo Paese per dominio
Sottodominioes.esempio.comFacile da configurare; server ovunque; siti facili da separareLa URL può non bastare a far capire il targeting (“es” è lingua o Paese?)
Sottocartellaesempio.com/es/Facile da configurare; manutenzione economica (stesso host)La URL può non bastare a far capire il targeting; server in una sola posizione; più difficile separare
Parametri URLesempio.com?loc=esSconsigliato da GoogleTargeting difficile; URL poco chiara per gli utenti

Non esiste la scelta perfetta per tutti: il ccTLD è il segnale più forte per un singolo Paese, la sottocartella è la più economica e gestibile se punti su più lingue con un solo brand. I parametri URL, invece, lasciali perdere.

hreflang senza errori: le regole d’oro

L’hreflang è potente ma pignolo: la sintassi è precisa, gli errori sono silenziosi e gli effetti si vedono solo dopo settimane. Queste sono le regole che fanno la differenza:

  • Reciprocità: se la versione italiana punta a quella inglese, la inglese deve puntare alla italiana. Se il legame non è reciproco, Google lo ignora.
  • Auto-riferimento: ogni pagina deve elencare tutte le versioni alternative, compresa se stessa.
  • Codici corretti: lingua in formato ISO 639-1 e Paese (facoltativo) in formato ISO 3166-1 Alpha 2.
  • x-default: usa il valore x-default per la pagina da mostrare quando nessuna lingua o Paese combacia (utile per un selettore o una home internazionale).
ElementoStandardEsempi
LinguaISO 639-1it, es, en, de
Paese (facoltativo)ISO 3166-1 Alpha 2ES, MX, US
Lingua + Paeselingua-PAESEes-ES, es-MX, en-GB
Fallbackvalore specialex-default

Il geotargeting: indirizzare il sito per Paese

Se vuoi rivolgere il sito (o una sua parte) a utenti di un Paese specifico, puoi migliorare il posizionamento in quel Paese, ma peggiori quello nelle altre regioni. Google usa più segnali per capire il pubblico giusto di una pagina:

  • Dominio di Paese (ccTLD), come .it o .es: il segnale più chiaro.
  • Annotazioni hreflang, in tag, header o sitemap.
  • Posizione del server (dall’IP), anche se con CDN conta poco.
  • Altri indizi: indirizzo e telefono locali, valuta e lingua locali, link da siti locali, il Profilo dell’Attività su Google.

Il geotargeting non è una scienza esatta: qualche utente può finire sulla versione “sbagliata”. Per questo è buona norma mettere in ogni pagina i link alle altre versioni, così chi vuole cambia da solo.

Cosa Google NON fa (e gli errori da evitare)

Metà del lavoro è smettere di fare cose che sembrano furbe ma che si ritorcono contro. Ecco cosa Google non fa e cosa non dovresti fare tu:

  • Non scansiona lo stesso sito da più Paesi per cercare le varianti: se non le dichiari con hreflang, ccTLD o link espliciti, non le trova.
  • Ignora i meta tag di posizione come geo.position o distribution, e gli attributi HTML di geotargeting: non servono a niente.
  • Non affidarti all’IP del visitatore per cambiare contenuto: è impreciso e blocca la scansione di alcune versioni.
  • Niente redirect automatici per lingua: non spedire l’utente da una versione all’altra in base alla lingua che pensi parli. Blocchi utenti e motori di ricerca. Meglio un link ben visibile.

I domini di Paese che Google tratta come generici

Curiosità utile: alcuni domini che sembrano legati a un Paese, Google li considera generici (come .com o .org), perché molti li usano senza pensare alla nazione. Quindi non danno geotargeting automatico: se li usi e vuoi puntare a un Paese, devi dichiararlo tu con gli altri metodi. Tra questi ci sono nomi molto popolari:

  • .co, .io, .me, .tv, .fm, .ai, .la, .ws (e altri come .ad, .as, .bz, .cc, .cd, .dj, .ms, .nu, .sc, .sr, .su, .tk).
  • Anche i regionali come .eu e .asia sono trattati come generici.

Se il tuo sito è su un dominio .io o .co e pensavi di avere un vantaggio geografico, ora sai che non è così: il targeting va dichiarato a parte.

Contenuti simili tra versioni: canonical più hreflang

Nei siti multiregionali capita di avere contenuti uguali o quasi uguali nella stessa lingua ma su URL diversi (per esempio esempio.de/ e esempio.com/de/ con lo stesso tedesco). In questi casi scegli la versione che preferisci, aggiungi il rel="canonical" verso quella scelta e usa hreflang per mostrare a ogni utente l’URL giusto per la sua lingua o regione. Così eviti problemi di contenuti duplicati senza perdere il targeting.

La mia lettura da web designer e SEO specialist

Nei miei anni di lavoro su siti in più lingue, il 90% dei problemi nasce da due cose: hreflang scritto male (manca la reciprocità o l’auto-riferimento) e redirect automatici per lingua che nascondono le versioni a Google. Il consiglio pratico è partire semplici: un URL per lingua, contenuti davvero tradotti (non solo i menu), hreflang pulito e un selettore di lingua visibile, senza forzare nulla. E prima di pubblicare, controlla sempre l’hreflang con gli strumenti di test: gli errori sono invisibili a occhio ma costano settimane di posizionamento. Se vuoi approfondire la parte tecnica, ne trovo di utili anche sul mio lavoro di sviluppo siti web e SEO.

In conclusione

Gestire un sito in più lingue o Paesi non è complicato, è pignolo: Google non indovina, va istruito. Scegli una struttura di URL chiara, tieni ogni pagina in una lingua sola, dichiara le versioni con hreflang rispettando reciprocità e auto-riferimento, e lascia perdere redirect automatici e trucchi basati sull’IP. Fatto bene una volta, smetti di regalare visite alla versione sbagliata e ogni utente trova la pagina giusta nella sua lingua.

Domande frequenti

A cosa serve il tag hreflang?

Serve a dire a Google che due o più pagine sono la stessa cosa in lingue o regioni diverse, così mostra a ogni utente la versione giusta per la sua lingua o Paese.

Meglio dominio di Paese, sottodominio o sottocartella?

Il dominio di Paese (.it, .es) dà il geotargeting più forte ma costa di più. La sottocartella (esempio.com/it/) è la più economica e semplice se punti su più lingue con un solo brand. I parametri URL sono sconsigliati.

Posso reindirizzare gli utenti in base alla loro lingua?

Meglio di no. I redirect automatici per lingua impediscono a utenti e motori di ricerca di vedere tutte le versioni. Usa invece link ben visibili alle altre lingue.

Un dominio .io o .co aiuta il posizionamento locale?

No. Google tratta .io, .co, .me, .tv e altri come domini generici, come .com. Se vuoi puntare a un Paese, devi dichiararlo con hreflang o altri segnali.

Come faccio a capire la lingua di una pagina agli occhi di Google?

Google la determina dal contenuto visibile, non dall’attributo lang o dalla URL. Tieni testi e menu di ogni pagina in una lingua sola, senza versioni bilingui in parallelo.

Fonti

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