Migrare un sito senza perdere posizioni su Google: la guida 2026

Di Daniele Forciniti

Migrare un sito senza perdere posizioni su Google: la guida 2026

Migrare un sito senza perdere posizioni su Google si può, a tre condizioni: una mappa che collega ogni vecchio URL al nuovo, redirect permanenti lato server (301 o 308) pagina per pagina, e un controllo costante in Search Console nelle settimane dopo il lancio. Lo dice la guida ufficiale di Google sugli spostamenti di sito, che aggiunge due cose rassicuranti: i redirect 301 non fanno perdere PageRank, e le oscillazioni di posizione durante il passaggio sono normali. Per un sito medio servono alcune settimane, o anche di più, prima che Google mostri i nuovi URL al posto dei vecchi.

Quando una migrazione fa crollare il traffico, il motivo è quasi sempre lo stesso: tutto rediretto alla home, un noindex di prova dimenticato acceso, oppure dominio, piattaforma e grafica cambiati nello stesso giorno. In questa guida trovi le fasi in ordine, quale redirect usare in ogni caso, come si fanno su WordPress, cosa controllare il giorno del lancio e nei mesi dopo, e gli errori da evitare. È il capitolo più delicato della gestione SEO del sito.

Cosa conta come migrazione (e cosa no)

Per Google una migrazione è qualsiasi cambio degli URL che le persone vedono nella barra del browser. Non conta quanto cambia la grafica: conta se cambiano gli indirizzi delle pagine. I casi tipici sono questi:

Tipi di migrazione del sito e quando servono redirect 301, mappa degli URL e cambio di indirizzo
  • Da HTTP a HTTPS: per Google è un cambio di URL a tutti gli effetti, anche se il resto dell’indirizzo è identico.
  • Cambio di dominio: da miosito.it a miosito.com, oppure due siti uniti in uno.
  • Nuova struttura degli URL: da /pagina.php?id=12 a /servizi/, o da /blog/2024/titolo/ a /titolo/. È il caso più comune quando si rifà un sito.
  • Nuovo CMS: passare da Wix, Joomla o un sito fatto a mano a WordPress. Quasi sempre cambiano anche gli URL, e allora diventa una migrazione completa.
  • Nuovo hosting con gli stessi URL: non è una migrazione di URL. Google ha una guida a parte: si prepara il nuovo server, si cambia il DNS e si controlla che Googlebot riesca a entrare.

La regola d’oro: una modifica alla volta

È il consiglio che Google mette tra le prime best practice, ed è quello che si ignora più spesso. Se vuoi cambiare dominio, passare a un nuovo CMS e rifare la grafica, la guida ufficiale dice di farlo in passaggi separati: prima il dominio, poi il layout. Il motivo è semplice: se cambi tutto insieme e il traffico cala, non saprai mai quale delle tre cose ha causato il problema.

Altri due consigli dalla stessa guida:

  • Scegli il periodo con meno traffico: se il tuo settore ha una stagione bassa, o se il sito cala nel fine settimana, lancia lì. Meno persone vedranno eventuali errori e il server avrà più risorse per Googlebot, che dopo una migrazione passa più spesso del solito.
  • Siti piccoli e medi: tutto in una volta. Google consiglia di spostare tutti gli URL insieme, perché così i suoi sistemi capiscono prima lo spostamento. Spostare una sezione alla volta ha senso solo per i siti molto grandi.

Prima del lancio: la parte che decide tutto

Una migrazione si vince o si perde prima del giorno del lancio. Questi sono i lavori da fare, in ordine.

1. L’elenco di tutti gli URL attuali

Senza un elenco completo non puoi sapere cosa redirigere. Google suggerisce di partire dalle pagine importanti e di cercarle in più posti:

  • nella sitemap attuale;
  • in Search Console, nel report Rendimento (scheda Pagine, ultimi 16 mesi) e nel report Link, che mostra le pagine con più link interni ed esterni: sono due dei report di Search Console da controllare ogni mese, e prima di una migrazione diventano la tua lista delle priorità;
  • nel CMS, che di solito permette di esportare tutte le pagine e gli articoli;
  • nei log del server o in Google Analytics, per le pagine che ricevono visite;
  • e non dimenticare immagini, PDF e video: possono ricevere traffico da Google Immagini o da link esterni, e vanno spostati come tutto il resto.

2. La mappa: vecchio URL, nuovo URL

È un semplice foglio di calcolo. Ogni riga è una pagina del vecchio sito, con accanto la sua destinazione. Questa è la struttura che uso:

Vecchio URLNuovo URLRedirectClic ultimi 12 mesiNote
/servizi-web.html/servizi/sviluppo-siti-web/3011.240pagina principale, priorità alta
/blog/2023/seo-locale//blog/seo-locale/301380
/promo-natale-2022/4100contenuto scaduto, niente sostituto
/chi-siamo.php/chi-siamo/30195

La regola per ogni riga: il redirect deve portare alla pagina più simile, non a una pagina qualsiasi. Se un contenuto non esiste più e non ha un sostituto, la pagina deve restituire un errore 404 o 410: è più onesto per chi arriva e più chiaro per Google. Se invece hai unito più pagine in una, è giusto redirigerle tutte verso la pagina nuova che le raccoglie.

3. Il sito nuovo in prova, senza farlo indicizzare

  • Mettilo su un indirizzo di prova (per esempio nuovo.miosito.it) con un noindex o con l’accesso limitato, così Google non lo indicizza prima del tempo.
  • Prepara già il robots.txt definitivo, quello che dovrà esserci il giorno del lancio. Se durante lo sviluppo blocchi tutto, segnati cosa togliere.
  • Fai un elenco delle pagine che hanno il noindex di prova: il giorno del lancio vanno tolti tutti.
  • Ogni pagina nuova deve avere un canonical che punta a sé stessa, con il nuovo URL. Se il sito è in più lingue, aggiorna anche gli hreflang con i nuovi indirizzi: è uno dei motivi per cui, nei siti multilingua, Google finisce per mostrare la pagina nella lingua sbagliata.

4. Search Console pronta per tutti e due i siti

  • Verifica in Search Console sia il sito vecchio sia quello nuovo, con tutte le varianti (con e senza www, HTTP e HTTPS).
  • Se verifichi con un file HTML o un meta tag, ricordati di metterlo anche nel sito nuovo: è un dettaglio che si perde spesso.
  • Se avevi caricato un file per rifiutare link di spam (disavow), caricalo anche nella proprietà nuova.
  • Se hai comprato un dominio usato, controlla che non abbia azioni manuali o richieste di rimozione lasciate dal vecchio proprietario.

5. Un server che regge

Dopo la migrazione Google scansiona il sito nuovo più spesso del solito, perché segue i redirect dal vecchio. Se il sito è grande, avvisa l’hosting e assicurati che il server abbia abbastanza risorse.

I redirect: quali usare e quali evitare

Google distingue due famiglie di redirect, spiegate nella sua guida ai reindirizzamenti. I permanenti dicono a Google di mostrare il nuovo URL nei risultati. I temporanei gli dicono di continuare a mostrare il vecchio. In una migrazione servono quasi sempre i permanenti.

TipoCodici e metodiQuando usarlo
Permanente lato server301, 308migrazioni e cambi di URL definitivi: è la scelta consigliata
Permanente lato clientmeta refresh a 0 secondi, JavaScriptsolo se non puoi intervenire sul server
Temporaneo302, 303, 307, meta refresh oltre 0 secondipromozioni, manutenzione, test A/B: mai per una migrazione

Tre regole che salvano le posizioni

  1. Redirect diretti, niente catene. Googlebot segue fino a 10 passaggi, ma Google consiglia di andare dritti alla destinazione finale. Se proprio non si può, non più di 3, e comunque meno di 5. Le catene rallentano il sito e alcuni browser non le seguono.
  2. Mai tutto alla home. Redirigere centinaia di pagine verso la home confonde chi arriva e Google può considerarlo un soft 404, cioè una pagina vuota. Ogni pagina va alla sua equivalente.
  3. Tienili a lungo. Google chiede di mantenere i redirect almeno un anno, e dal punto di vista delle persone anche per sempre, perché vecchi link e segnalibri continueranno a esistere.

Come si fanno i redirect su WordPress

Ci sono tre strade, dalla più tecnica alla più semplice:

  • Il file .htaccess, se il server usa Apache o LiteSpeed. È il metodo più veloce, perché il redirect avviene prima che WordPress si avvii. Una regola tipica è questa:
RewriteEngine On
RewriteRule ^servizi-web\.html$ https://www.miosito.it/servizi/sviluppo-siti-web/ [R=301,L]
  • Un plugin come Redirection, che permette di gestire i redirect da WordPress, importarli da un file CSV e vedere i 404. Anche alcuni plugin SEO hanno un gestore di redirect.
  • Il pannello dell’hosting, che spesso ha una sezione per i reindirizzamenti.

Un consiglio da chi ci è passato: scegline uno solo. Se i redirect stanno in più posti, prima o poi uno scavalca l’altro e non capisci più perché una pagina va dove non dovrebbe. Te lo racconto meglio più sotto.

Se invece stai spostando WordPress su un nuovo dominio o un nuovo server, la documentazione ufficiale ha una guida dedicata alla migrazione di WordPress, con i passaggi per il database e gli URL.

Come migrare un sito senza perdere posizioni: il giorno del lancio

Questa è la lista di controllo del giorno del lancio, nell’ordine in cui la faccio:

Le fasi di una migrazione del sito: prima, il giorno del lancio e dopo
  1. Attiva i redirect secondo la mappa.
  2. Togli i noindex di prova e metti il robots.txt definitivo. È l’errore che vedo più spesso: il sito nuovo va online con il noindex ancora acceso e sparisce da Google.
  3. Controlla canonical e hreflang: devono usare i nuovi URL.
  4. Aggiorna i link interni del sito nuovo, in modo che puntino direttamente ai nuovi URL e non passino dai redirect.
  5. Invia la nuova sitemap in Search Console. Google consiglia di tenere anche quella vecchia per un po’: vedrai le pagine indicizzate della vecchia scendere verso zero e quelle della nuova salire.
  6. Solo se cambi dominio, usa lo strumento Cambio di indirizzo di Search Console sulla proprietà del vecchio sito, per tutte le varianti (con e senza www, sottodomini). Non serve per HTTP verso HTTPS, per www verso senza www o per i cambi di percorso nello stesso dominio.
  7. Testa i redirect su un campione di pagine importanti con lo strumento Controllo URL di Search Console, o su tutti gli URL con uno strumento di scansione.

Per un controllo veloce di un singolo redirect dal terminale, basta questo comando: mostra il codice di risposta e la destinazione.

curl -sI https://www.miosito.it/servizi-web.html | grep -iE "^HTTP|^location"

Devi vedere un 301 e, alla riga “location”, il nuovo URL. Se vedi un 302, o una catena di più redirect, va corretto.

Lo strumento Cambio di indirizzo, in breve

  • Va usato dopo aver attivato i redirect, ed esegue alcuni controlli prima di accettare la richiesta.
  • Devi essere proprietario di entrambe le proprietà con lo stesso account Google.
  • Per 180 giorni Search Console mostra un avviso dello spostamento in corso, e in quel periodo Google inoltra i segnali dal vecchio al nuovo sito.
  • Google chiede di mantenere i redirect almeno per quei 180 giorni, e consiglia di continuare a pagare il vecchio dominio per almeno un anno, così nessuno lo compra e lo usa male.

Dopo il lancio: cosa controllare e quanto aspettare

Le prime settimane sono quelle in cui si vede se la migrazione è andata bene. I controlli sono quelli della routine di Search Console, fatti più spesso e su tutti e due i siti:

Cosa guardareCosa è normaleCosa non è normale
Sitemaple pagine indicizzate della vecchia scendono, quelle della nuova salgono; avvisi di redirect sulla vecchia sitemapla nuova sitemap resta a zero dopo settimane
Indicizzazione delle paginemolte “Pagina con reindirizzamento” sul vecchio sitoaumento di 404, soft 404 o pagine escluse da noindex sul sito nuovo
Rendimentooscillazioni di posizione nelle prime settimanecalo forte e continuo dopo uno o due mesi
ScansioneGooglebot passa più spesso del solitoerrori del server quando passa Googlebot

Quanto aspettare? Google dice che per spostare la maggior parte delle pagine di un sito piccolo o medio possono servire alcune settimane, e per i siti grandi di più. Lo spostamento avviene URL per URL: Googlebot deve visitare ogni pagina vecchia e nuova almeno una volta. La fretta è nemica: se dopo dieci giorni le posizioni oscillano, non è il momento di cambiare di nuovo tutto.

Aggiorna anche i link fuori dal sito

  • i siti che ti linkano di più: Search Console ti mostra quali sono, e conviene scrivere ai più importanti chiedendo di aggiornare il link;
  • i profili social, la scheda Google della tua attività, le directory e le firme email;
  • le campagne pubblicitarie, che devono puntare direttamente alle nuove pagine.

Gli errori che fanno perdere posizioni

  1. Tutto rediretto alla home, invece che pagina per pagina.
  2. Il noindex di prova rimasto acceso dopo il lancio.
  3. Il robots.txt che blocca tutto, copiato dal sito di prova.
  4. Redirect temporanei (302) al posto dei permanenti.
  5. Catene di redirect, spesso create da migrazioni vecchie mai ripulite.
  6. Link interni che puntano ancora ai vecchi URL.
  7. Canonical che indicano ancora il vecchio dominio.
  8. Troppe modifiche insieme: dominio, CMS, grafica e contenuti nello stesso giorno.
  9. Redirect tolti dopo pochi mesi, quando i vecchi link esterni portano ancora visite.

La mia esperienza con le migrazioni

In oltre dieci anni di siti web ho visto più migrazioni andare male per una distrazione che per un problema tecnico difficile. Il caso classico è il sito nuovo, bellissimo, che va online venerdì sera con il noindex della fase di prova ancora attivo: lunedì arriva la mail del cliente che non si trova più su Google. Per questo la mia lista del giorno del lancio comincia sempre da lì.

C’è anche un errore più nascosto, che trovo spesso quando analizzo un sito dopo una migrazione: i redirect sparsi in più posti. Alcuni stanno nel pannello dell’hosting, altri nel file .htaccess, altri ancora in un plugin. Su molti hosting quelli del pannello hanno la precedenza: se lo stesso URL ha una regola in due posti, quella del .htaccess viene scavalcata, e la pagina va dove non dovrebbe senza che nessuno capisca perché. Si scopre solo controllando i redirect uno per uno, ed è il motivo per cui dico sempre di tenerli in un posto solo e di testarli dopo il lancio.

Se stai rifacendo il sito e vuoi che il passaggio non ti costi le posizioni che hai guadagnato in anni, la migrazione è una parte del lavoro che faccio nello sviluppo di siti WordPress: mappa degli URL, redirect e controlli dopo il lancio compresi.

Conclusione

Una migrazione fatta bene non fa perdere posizioni in modo permanente: i 301 non disperdono PageRank e, dopo qualche settimana di assestamento, Google sposta i segnali sulle pagine nuove. Fatta male, invece, può costare mesi di traffico. La differenza la fanno tre cose: la mappa degli URL, redirect permanenti diretti verso la pagina giusta, e il controllo in Search Console dopo il lancio.

E una regola su tutte: una modifica alla volta. Se devi cambiare dominio, piattaforma e grafica, fallo in passaggi separati. Ci vuole più tempo, ma se qualcosa va storto sai subito cosa correggere.

FAQ

Si perdono posizioni quando si migra un sito?

Un’oscillazione temporanea è normale, e Google lo scrive nella sua guida. Se la mappa degli URL è corretta e i redirect sono permanenti e diretti, le posizioni si stabilizzano. I cali permanenti arrivano da errori come redirect alla home, noindex dimenticati o pagine importanti senza redirect.

Quanto tempo ci vuole perché Google registri la migrazione?

Per la maggior parte delle pagine di un sito piccolo o medio, alcune settimane. Per i siti grandi di più. Dipende dal numero di URL e dalla velocità del server, perché Googlebot deve visitare ogni pagina vecchia e nuova almeno una volta.

Meglio un redirect 301 o 302?

Per una migrazione il 301, oppure il 308: sono permanenti e dicono a Google di mostrare il nuovo URL. Il 302 è temporaneo, e Google continua a mostrare il vecchio indirizzo. Va bene solo per promozioni, manutenzione o test.

Il redirect 301 fa perdere PageRank?

No. Google scrive esplicitamente che i 301 e gli altri reindirizzamenti permanenti non causano una perdita di PageRank. Il problema non è il redirect in sé, ma dove porta: deve portare alla pagina più simile.

Per quanto tempo vanno tenuti i redirect?

Almeno un anno, secondo la guida di Google sugli spostamenti di sito. Se usi lo strumento Cambio di indirizzo, almeno i 180 giorni del trasferimento. Per chi arriva da vecchi link o segnalibri, l’ideale è tenerli per sempre.

Quando serve lo strumento Cambio di indirizzo?

Solo quando cambi dominio o sottodominio, per esempio da miosito.it a miosito.com. Non serve per il passaggio da HTTP a HTTPS, da www a senza www o per i cambi di percorso nello stesso dominio: in quei casi bastano i redirect e una sitemap aggiornata.

Cambiare hosting fa perdere posizioni?

Se gli URL restano gli stessi non è una migrazione di URL e non servono redirect. Bisogna però copiare e testare il sito sul nuovo server, controllare che Googlebot ci arrivi e cambiare il DNS. Google consiglia di abbassare il TTL dei record DNS almeno una settimana prima.

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