Google sposta gli AI Overviews dei brand nella colonna destra e prova a togliere AI Mode: cosa cambia per il traffico
Di Daniele Forciniti

Dalla fine di ottobre 2026 Google mostra gli AI Overviews dei brand nella colonna destra dei risultati da computer, nello spazio dove prima c’era la scheda informativa del marchio. Fino a settembre il riassunto scritto dall’AI stava spesso in cima alla pagina, sopra il sito ufficiale: ora, negli esempi visti finora, il primo risultato torna a essere il sito. Nello stesso periodo Google sta provando, su pochissimi utenti, a togliere il pulsante AI Mode dalla barra di ricerca. Nessuna delle due novità è stata annunciata da Google, e per ora gli esempi pubblicati arrivano tutti dagli Stati Uniti.
Cosa è successo tra il 27 ottobre e il 3 novembre
Le due novità sono partite da segnalazioni di professionisti SEO su X, poi raccolte da Search Engine Roundtable, il sito di Barry Schwartz che da anni documenta ogni cambiamento della pagina dei risultati di Google. Le metto in fila, perché le date aiutano a capire quanto è recente tutto questo.
| Data | Cosa è stato visto | Chi l’ha segnalato |
|---|---|---|
| 27 ottobre | La scheda informativa di alcuni marchi mostra un’etichetta “generato dall’AI” | Sachin Patel su X |
| 30 ottobre | In una finestra in incognito di Chrome manca il pulsante AI Mode nella barra di ricerca | Len Raleigh su X |
| 31 ottobre | Nelle ricerche di marchio l’AI Overview compare in un pannello a destra (a volte più in basso nella pagina) | David McSweeney su X |
| 2 novembre | “Al posto della scheda informativa, gli AI Overviews dei marchi stanno nella colonna destra” | Chris Long su X, poi Search Engine Roundtable |
| 3 novembre | Articolo sul test del pulsante AI Mode: Schwartz non riesce a riprodurlo | Search Engine Roundtable |
Il riassunto dell’AI passa a destra
Il caso più chiaro è la ricerca [apple]. Prima l’AI Overview stava in alto nella colonna principale, subito sotto la barra di ricerca, e solo dopo arrivava apple.com. Adesso la colonna principale si apre con apple.com e i suoi collegamenti interni (iPhone, iPad, Store), mentre a destra c’è un riquadro con l’etichetta AI Overview. Lo stesso schema si vede per [zillow], [coca cola], per [google] e perfino per [search engine roundtable]. PPC Land, che ha analizzato gli esempi uno per uno, fa notare che il nuovo riquadro mescola il testo scritto dall’AI con le righe di dati che prima stavano nella scheda informativa (fondatori, sede, amministratore delegato) e, per Apple, anche valutazioni del negozio, spedizioni e resi.

Due dettagli contano. Il primo: Search Engine Roundtable parla di “molte” ricerche di marchio, non di tutte, e McSweeney ha visto anche varianti in cui il riassunto finisce più in basso invece che a destra. Il secondo: gli esempi riguardano la versione da computer. Da telefono la colonna destra non esiste, quindi lì il cambiamento, se arriverà, dovrà per forza prendere un’altra forma.
Il pulsante AI Mode sparisce, ma solo per qualcuno
La seconda notizia è molto più piccola, e va trattata con prudenza. Il 30 ottobre Len Raleigh ha pubblicato uno screenshot della barra di ricerca di Google senza il pulsante AI Mode, visto in una finestra in incognito di Chrome. Lui stesso ha precisato che era “solo un test”, perché sugli altri computer e nelle altre sessioni il pulsante c’era ancora. Schwartz ha scritto di non essere riuscito a riprodurlo, aggiungendo che non lo stupirebbe un test su un piccolo gruppo di utenti, per confrontare come si comportano le persone con e senza il pulsante.
Perché gli AI Overviews dei brand a destra possono ridare traffico
Per capire perché questa novità è interessante bisogna guardare cosa era successo a settembre. Secondo uno studio di Ahrefs pubblicato il 2 ottobre su 232,8 milioni di pagine di risultati negli Stati Uniti, la quota di ricerche di marchio con un AI Overview è passata dal 61,3% di luglio al 73,3% di settembre, con un picco dell’82,91% il 29 settembre.

Il dato più pesante però è un altro. Ahrefs ha seguito anche 100 grandi marchi presi dalla classifica Interbrand, cercando solo il nome secco (“bluehost”, per esempio). Il 1° luglio l’AI Overview compariva in 5 ricerche su 98 utilizzabili; il 30 settembre in 63 su 100. E in 48 di quei 63 casi stava in prima posizione, cioè sopra il sito del marchio.
In pratica chi cercava il nome di un’azienda trovava per primo un testo scritto dall’AI su quell’azienda, e solo dopo il link al sito. Con lo spostamento a destra, negli esempi pubblicati, il sito ufficiale torna in cima alla colonna principale, dove l’occhio va per primo. Per le ricerche in cui la gente vuole solo arrivare al sito (il caso tipico di chi scrive il nome di un marchio) è una differenza concreta.
Quanto vale in clic, però, nessuno lo sa ancora. Gli studi esistenti riguardano soprattutto le ricerche informative: il Pew Research Center ha misurato che gli utenti cliccano su un risultato nel 15% delle visite senza riassunto AI e nell’8% delle visite con il riassunto, e Ahrefs nelle sue analisi precedenti ha stimato un calo dei clic del 58% per la prima pagina in classifica quando c’è un AI Overview. Sulle ricerche di marchio con il riassunto spostato a destra non c’è ancora nessuna misura pubblica.
E Search Console non aiuta: il report sul rendimento dell’AI generativa, disponibile per tutti i siti da fine agosto, mostra solo le impressioni in AI Overviews e AI Mode, senza clic. L’unico modo per accorgersi dell’effetto è confrontare i clic delle ricerche con il nome del tuo marchio prima e dopo il cambiamento, come spiego più sotto.
Chi scrive la presentazione del tuo marchio
Qui c’è il lato meno piacevole della novità. La scheda informativa, cioè il riquadro a destra con logo, sede e fondatori, viene costruita da Google con i dati del Knowledge Graph, e la guida ufficiale spiega che chi rappresenta un’azienda può rivendicarla e suggerire modifiche. Il riassunto dell’AI invece è scritto da un modello che sceglie da solo le fonti. Schwartz lo dice chiaramente: secondo lui funziona meglio a destra che in mezzo ai risultati, ma non è bello doversi fidare di un’AI che descrive il tuo marchio meglio di quanto farebbe il tuo sito.
E le fonti che l’AI sceglie, nella maggior parte dei casi, non sono il sito dell’azienda. Nel campione di Ahrefs Wikipedia compare in quasi tre riassunti su quattro, seguita da YouTube e LinkedIn.

Il rischio non è teorico. Nel riquadro di Zillow il testo dell’AI dice che l’azienda è stata fondata nel 2006, mentre la riga dei dati qualche centimetro più sotto dice 2004. Entrambe le date hanno una base (l’azienda nasce nel 2004, il sito apre al pubblico nel 2006), ma lo stesso riquadro dà due anni diversi senza spiegare perché. Moltiplica questo per migliaia di aziende piccole, con meno informazioni in giro, e capisci perché conviene controllare cosa scrive Google sul tuo marchio.
Google non ha detto se il link “Suggerisci modifiche”, che in alcuni riquadri è ancora visibile, vale anche per il testo dell’AI. Per ora l’unica leva concreta è lavorare sulle fonti che l’AI legge.
Il test sul pulsante AI Mode: cosa c’è dietro
Una sola segnalazione non farebbe notizia: Google prova continuamente posizioni diverse per i suoi pulsanti. Il pulsante AI Mode nella barra di ricerca è comparso a maggio 2025, a settembre 2026 è stato visto in test anche nella barra delle pagine dei risultati, e nel tempo ci sono state prove in entrambe le direzioni. Quello che ha dato peso allo screenshot di Len Raleigh è il momento in cui è uscito.
Il 28 ottobre Alphabet ha presentato i conti del terzo trimestre: i ricavi della Ricerca sono cresciuti del 12%, a 63,35 miliardi di dollari, il ritmo più lento del 2026. Durante la presentazione agli investitori Philipp Schindler, il responsabile commerciale di Google, ha spiegato che la forte crescita delle ricerche in AI Mode ha pesato sui ricavi, perché lì la pubblicità rende meno. Il giorno dopo il titolo ha perso il 12,6%, la peggior giornata da quando l’azienda è in Borsa, come ricostruisce PPC Land.
Da qui sono nate letture molto spinte, del tipo “Google sta per chiudere AI Mode”. Non c’è niente che lo dica. Nella stessa telefonata Schindler ha spiegato che Google sta estendendo gli annunci dentro AI Overviews e AI Mode a più utenti e a più paesi, cosa che non avrebbe senso se volesse spegnere il prodotto. Un test su pochi utenti serve proprio a misurare: quanto viene usato AI Mode se il pulsante non è sotto gli occhi, e come cambiano clic e annunci nella ricerca classica.
| Cosa sappiamo | Cosa non sappiamo |
|---|---|
| Molte ricerche di marchio mostrano l’AI Overview nella colonna destra, da computer | Se è un test o un cambiamento definitivo |
| Negli esempi il sito ufficiale torna primo nella colonna principale | Quanti clic in più (o in meno) arrivano ai siti |
| Gli esempi pubblicati sono tutti degli Stati Uniti | Se e quando arriverà in Italia e in Spagna |
| Una persona non ha visto il pulsante AI Mode in incognito su Chrome | Quanti utenti sono nel test e perché Google lo fa |
| Google non ha commentato nessuna delle due novità | Se “Suggerisci modifiche” vale anche per il testo dell’AI |
Vale anche per i siti italiani?
Per ora non ci sono prove. Tutti gli esempi pubblicati hanno i risultati impostati sugli Stati Uniti, e Google non ha detto dove si applica il nuovo schema. Di solito i cambiamenti della pagina dei risultati partono dagli Stati Uniti e arrivano in Europa settimane o mesi dopo, quando arrivano: AI Mode, per esempio, è stato aperto a tutti negli Stati Uniti a maggio 2025 ed è arrivato in Italia solo l’8 ottobre 2025.
Il controllo che puoi fare tu è semplice: apri una finestra in incognito da computer, senza accedere al tuo account Google, cerca il nome del tuo marchio e salva uno screenshot. Rifallo tra qualche settimana. Se vendi anche all’estero, prova pure con il nome del marchio nella lingua di quei mercati.
I controlli da fare adesso sul tuo marchio
Che lo spostamento arrivi in Italia domani o tra sei mesi, l’AI Overview sulle ricerche di marchio è già una realtà, in alto o a destra che sia. Questi sono i controlli che faccio quando analizzo la presenza di un’azienda su Google:
- Cerca il tuo marchio da computer e da telefono, in incognito, e salva gli screenshot con la data. Prova anche nome più città e nome più prodotto principale.
- Leggi riga per riga il testo dell’AI: anno di fondazione, sede, chi guida l’azienda, prodotti, orari. Segna ogni errore e ogni punto in cui il testo e le righe di dati non coincidono.
- Guarda quali fonti cita. Se sono Wikipedia, LinkedIn, YouTube o siti di recensioni, è lì che devi correggere le informazioni sbagliate o vecchie, oltre che sul tuo sito.
- Sistema la pagina “Chi siamo” del tuo sito: dati chiari, scritti in frasi semplici, uguali a quelli che compaiono altrove (stesso anno, stesso indirizzo, stessi nomi).
- Aggiungi il markup Organization sulla home o sulla pagina Chi siamo: aiuta Google a capire nome, logo, indirizzo e contatti dell’azienda. Nella mia guida ai dati strutturati che servono ancora spiego quali tipi valgono la pena e quali no.
- Rivendica la scheda informativa, se ne hai una, con la procedura di verifica su Google: oggi è l’unico canale ufficiale per proporre correzioni sui dati del tuo marchio.
- Controlla i clic sulle ricerche con il tuo nome in Search Console: nel report Prestazioni filtra le query che contengono il marchio, confronta le quattro settimane prima e dopo il 2 novembre e annota la data. Nella guida ai report di Search Console da controllare ogni mese trovi come impostare il confronto. Ricorda che un cambiamento nei numeri è un indizio, non una prova.
- Se fai pubblicità sul tuo marchio, tieni d’occhio la campagna Search dedicata: Google ha appena scritto nella guida di Google Ads che le campagne Performance Max possono lasciare le ricerche di marchio alle campagne Search (fonte), quindi a quella campagna serve budget sufficiente.
Non serve nessun trucco per “entrare” negli AI Overviews: la documentazione di Google dice chiaramente che non ci sono requisiti speciali oltre a quelli della SEO di sempre. Il lavoro vero è far sì che le informazioni sul tuo marchio, ovunque si trovino, siano corrette e coerenti, perché l’AI le prende da lì.
Cosa ne penso davvero
In oltre dieci anni passati a costruire siti e a farli trovare su Google, la ricerca del nome del marchio è sempre stata la più facile da presidiare: chi ti cerca per nome vuole te, e il tuo sito era lì, primo. Con l’arrivo massiccio dei riassunti AI a settembre quella certezza era saltata, e per molte aziende il primo contatto con il cliente era diventato un testo scritto da Google con fonti scelte da Google.
Lo spostamento a destra, se resta e arriva anche da noi, rimette le cose in un ordine più sensato: prima il sito, accanto il riassunto. Ma non lo vedo come un regalo. Il riquadro a destra, quello che prima ti mostrava i dati che potevi rivendicare e correggere, ora è occupato da un testo che non controlli. Il problema si sposta dal “chi arriva primo” al “cosa viene detto di te”, e su quello si lavora con le fonti, non con le parole chiave.
Sul pulsante AI Mode, invece, consiglio calma: una sola segnalazione, non riprodotta, non è un cambio di strategia. È il tipo di notizia che va seguita, non inseguita. Se vuoi capire come si muove la tua azienda tra Google, AI Overviews e assistenti come ChatGPT, è proprio il lavoro che faccio nella consulenza SEO e GEO; e se le sigle ti confondono, nella guida alle sigle della SEO moderna trovi la differenza tra SEO, GEO e AIO spiegata in modo semplice.
Il punto della situazione
Google sta mostrando i riassunti AI delle ricerche di marchio nella colonna destra, da computer, al posto della scheda informativa, e nella colonna principale il sito ufficiale torna primo. Non è stato annunciato, gli esempi sono degli Stati Uniti e non ci sono ancora dati sui clic. In parallelo un test su pochissimi utenti toglie il pulsante AI Mode dalla barra di ricerca, ma non c’è nessun segnale che Google voglia rinunciare ad AI Mode. La cosa utile da fare oggi è controllare cosa scrive l’AI sul tuo marchio e correggere le fonti da cui lo prende.
FAQ
Cosa sono gli AI Overviews nelle ricerche di marchio?
Sono i riassunti scritti dall’AI di Google che compaiono quando cerchi il nome di un’azienda. Descrivono il marchio (cosa fa, dove ha sede, chi l’ha fondato) usando fonti come Wikipedia, LinkedIn o YouTube, e non solo il sito ufficiale.
Dove compaiono adesso?
Negli esempi visti dal 31 ottobre 2026, da computer e negli Stati Uniti, compaiono nella colonna destra, dove prima c’era la scheda informativa. In alcuni casi sono stati visti più in basso nella colonna principale.
Il mio sito riceverà più visite?
È possibile ma non è dimostrato. Negli esempi il sito ufficiale torna in cima alla colonna principale, mentre a settembre il riassunto AI stava spesso sopra di lui. Nessuno ha ancora pubblicato dati sui clic con il nuovo schema.
Google ha tolto il pulsante AI Mode?
No. Un utente non l’ha visto in una finestra in incognito di Chrome, mentre negli altri computer c’era. Search Engine Roundtable non è riuscito a riprodurlo e lo considera un test su un piccolo gruppo di persone.
Il cambiamento è già arrivato in Italia?
Non ci sono conferme. Tutti gli esempi pubblicati riguardano risultati impostati sugli Stati Uniti. Puoi controllare cercando il nome del tuo marchio da computer in una finestra in incognito.
Posso correggere quello che l’AI scrive sul mio marchio?
Non direttamente. Puoi rivendicare la scheda informativa e suggerire modifiche ai dati, ma Google non ha chiarito se vale anche per il testo dell’AI. La strada più efficace è correggere le informazioni nelle fonti che l’AI cita e tenere coerenti i dati sul tuo sito.
Come vedo l’effetto in Search Console?
Il report sull’AI generativa mostra solo le impressioni, senza clic. Per capire l’effetto filtra nel report Prestazioni le query che contengono il nome del tuo marchio e confronta i clic prima e dopo il cambiamento.
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Fonti
- Search Engine Roundtable, Google AI Overviews For Brands Moved To Right Column: la segnalazione del 2 novembre 2026 con gli esempi.
- Search Engine Roundtable, Google Testing Removing AI Mode From Search Bar: il test sul pulsante AI Mode.
- PPC Land, Google moves AI Overviews for brand searches out of the main results: analisi degli esempi e cronologia.
- PPC Land, Is AI Mode doomed?: i conti di Alphabet e le parole di Schindler su AI Mode.
- Ahrefs, AI Overviews Currently Appear for 83% of Branded Searches: i dati su frequenza, posizione e fonti citate.
- Google, Informazioni sulle schede informative e Guida di Search Console, report sull’AI generativa: le pagine ufficiali di Google.
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